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sabato 13 febbraio 2016

Reflectionzzine | Non sei l'unico a farti i selfie

Non amo particolarmente definire tutte le persone che conosco come “amici” , preferisco riservare questa etichetta sociale alle persone a cui davvero sono legato , a tutte quelle con cui so di potermi divertire e so di poter imparare qualcosa.
Ho tanti amici con caratteri diversi e questo mi diverte molto perché sono come dei personaggi di un film : li conosco bene e so perfettamente come potrebbero comportarsi o cosa penserebbero se si trovassero dinanzi ad una situazione in particolare.
Ad esempio la mia amica Vittoria è una persona splendida ; pur essendo intelligentissima e colta  , adora interpretare la parte della “bionda stupida” .
E’ mora.
Ogni qualvolta si esce , Vittoria, calandosi nella parte, tortura me e gli altri amici a suon di “ facciamoci una foto” o con la sua  famosissima “fammi una foto , però con il flash”.
L’altra sera in pizzeria  è andata in bagno e quando è uscita l’ho guardata dritta negli occhi e le ho detto senza pietà : “Allora? Ti sei fatta la foto nel cesso?”.

Era vero , ha riso per molto.Quel giorno ,su Instagram ,quando trovai Reflectionzzine fu illuminante , trovai persone che avessero lo stesso problema di Vittoria : le foto nei cessi .














Patrick e Lili sono i due fondatori di Reflectionzine , una zine che colleziona i miglior selfie nel bagno di tutto il web.
I due ragazzi fanno colazione con un caffè lungo e ci raccontano che ,nella tarda mattinata ,amano  mangiare french toast con il burro.
Il progetto è nato quando Patrick ha iniziato a caricare su Facebook molti selfie , volendo aggiornare il suo profilo Tinder ; le sue foto erano molto strambe e in poco tempo suscitarono la curiosità dei suoi contatti.
Messo alle strette e negligente nel volere ammettere che fossero delle foto per un social di appuntamenti , le motivò dicendo che facevano parte di una serie artistica e che da lì a poco avrebbe raccolto migliaia di selfie in un progetto , in Reflectionz.


































Per i due ragazzi fare selfie è un po’ come giocare con se stessi , prendersi un po’ in giro e alleggerire la monotonia della vita.
D'altronde quando pubblichiamo un selfie è come se stessimo urlando al mondo quanto stiamo bene con i nuovi pantaloni , come è figo il posto in cui stiamo o quanto la  giornata stia andando bene o male.
Il selfie è in ogni caso una manifestazione di noi stessi.
In particolare  Patrick ci racconta come preferisca raccogliere i selfie fatti nei cessi : secondo lui il bagno è l’unico posto al mondo dove siamo realmente noi stessi , dove si è il più franchi possibili con il nostro corpo e con la nostra mente ; un luogo di riflessione , il luogo perfetto dove scattarsi una foto .




Tecnicamente si tratta di una zine e cioè di una forma editoriale a non larga diffusione : furono usate moltissimo negli anni ’90 soprattutto dalle riot grrl con finalità socio-politiche.
Si possono spontaneamente definire come i successori dei Pamphlets del 1700.
Il motivo principale per cui Patrick e Lili hanno scelto questa forma  editoriale è la volontà di distruggere la convinzione comune secondo cui i social network abbiano tagliato le gambe al mondo della stampa.
Infatti per i due ragazzi l’universo della carta stampata non è morto ma anzi continua a vivere e a cercare forme nuove per combattere la praticità e la velocità di internet.



REFLECTIONZ   Facebook | Instagram

giovedì 4 febbraio 2016

GNAM BOX | Girare a 360 gradi intorno al cibo.

Per fortuna Larry Page nel lontano 1998 decise di fondare Google: senza di esso non saremmo stati ipocondriaci, non avremmo avuto notizie veritiere dal mondo e, soprattutto, nei momenti in cui la fantasia scarseggiava, non avremmo mai saputo cosa cucinare al posto del solito mappazzone.
Ecco, proprio questo ultimo punto mi ha fatto scoprire Riccardo e Stefano, ovvero Gnam Box: non mi balzava nulla alla mente su come cucinare in maniera insolita una zucca ed ecco che entrò in gioco Google facendomi scoprire la ricetta del burger di zucca e curcuma.
Una vera illuminazione.
Riccardo e Stefano, duo creativo di Gnam Box in cui hanno unito cibo – interessi – lifestyle, avevano voglia di dare vita a qualcosa di diverso insieme nella loro cucina milanese e così è nato il loro blog:

“Inizialmente  il focus non era solo il cibo. Abbiamo da sempre amato invitare gli amici a cena, aprire le porte di casa nostra. Ci piace cucinare e ci piace mangiare bene. È per questo che ad un certo punto abbiamo iniziato a pubblicare le prime ricette. La cosa ci ha appassionato molto e non siamo più riusciti a fermarci.”

La loro giornata non inizia in maniera frenetica, anzi : la colazione deve essere fatta con calma.
Ad aprire le danze è un bicchiere di acqua tiepida con succo di limone:

“La nostra colazione è composta da uno smoothie con yogurt greco e banana oppure, ultimamente, al posto che servirlo nel bicchiere, lo mettiamo in un piatto fondo. In questi giorni lo abbiamo fatto con avocado, mango, cavolo, spinaci e latte di soia. Ci divertiamo poi a mettere sopra quello che ci piace: frutta fresca, secca o disidrata, altrimenti semi e scaglie di cocco.” 



Il cibo è stato sin dall’inizio dei tempi un
gesto di condivisione, e questo concetto è proprio uno dei pilastri del loro blog: aprono costantemente le porte della loro cucina agli ospiti, personaggi della tv – della radio – del web, che ai fornelli di Riccardo e Stefano cucinano le proprie ricette preferite:


Siamo affezionati a tutti gli ospiti. È davvero difficile scegliere quello che ci ha emozionati di più. Quando abbiamo ospitato Paola Maugeri ci faceva davvero strano sentire la sua voce dal vivo essendo così abituati a sentirla in radio o in tv. Filippa Lagerback è stata splendida, super carina e easy; con Chef Rubio non abbiamo smesso un attimo di ridere, così come con La Pina ed Emiliano Pepe.”

Il loro successo non è limitato solo alla rete, ma si è esteso anche sugli scaffali delle librerie: “In Food we Trust” (tradotto: Noi crediamo nel cibo) è il primo libro scritto da questi due food blogger, basato su ricette che seguono la stagionalità del tempo, ma è anche il loro motto e dovrebbe essere il motto di tutti gli amanti del cibo nella sua accezione filosofica oltre che materiale:


“Noi crediamo nel cibo a 360 gradi: come fonte di nutrimento, strumento di comunicazione, come “collante” sociale. Vedere cucinare delle persone, mangiare con loro e parlare delle loro abitudini in cucina ti fa scoprire davvero tantissimi cose. Noi crediamo nel cibo perché è la prima cosa a cui pensiamo appena apriamo gli occhi e perché mangiando bene, facciamo in primis del bene a noi stessi.”

lunedì 18 gennaio 2016

Pasquale De Sensi | L'interferenza culturale.

Da sempre in casa mia vige la ferrea regola del  se lo sai fare , fallo , una dottrina che mi ha portato a ritinteggiare camera ogni due anni , sbagliando prontamente colori, e a montare il parquet in camera di mio fratello , almeno quello è perfetto.
Insomma non viviamo in un libro di Defoe ma ci piace provare e imparare a fare cose , ad essere indipendenti e anche a risparmiare sulle cose inutili.
Sono poche le volte che ci vediamo costretti a chiamare specialisti per aggiustare e risolvere problemi , ad eccezion fatta per la Tv.
O perché vivo di fronte ad una montagna o perché le antenne fanno cagare ma è dal 1994 che abbiamo problemi con le varie Tv cambiate nel corso degli anni  ; ho catalogato i casi di disagio : 1) Non si vede la Rai  2) Tutti i canali si vedono malissimo 3) Funziona tutto ma ci sono frequenti interferenze , un po’ come blob .
Quando ho trovato Pasquale De Sensi ho pensato subito agli anni passati davanti alla tv , a chiamare tecnici e a imprecare ; peccato che le mie interferenze non siano così belle come le sue.

Pasquale De Sensi è un artista ed un grafico , di solito fa colazione con un caffè lungo.
Abbiamo pochissime notizie su Pasquale, sappiamo solo che è di Lamezia Terme e che ha viaggiato tantissimo ; è un’artista puro e durante gli anni ha sperimentato molto , dalla fotografia alla scultura , arrivando poi alle forme dell’assemblaggio, ai suoi famosi collage.



Quelli di Pasquale si potrebbero definire come capricci artistici contemporanei dipinti da continue interferenze, scambi storici 
e influenze di glitch art.
Il mondo degli opposti , dove :  il nero si misura con il colore,  la natura incontra l'artificio e la spensieratezza dei bambini si scontra con l'austerità degli adulti.
Per l’artista, il collage rappresenta un processo di annichilimento concettuale e cioè il modo migliore per dimostrare un principio importantissimo come quello della relatività dei significati e dell’intercambiabilità dei simboli.
Ricordo che l’ultima volta allo GNAM di Roma mi trovai di fronte ad un dialogo che  ora credo sia significativo :

Marito :  ma è un orinatoio … ahhahaha 
   Moglie  : 
in verità per me è una fontana  

Le fanzine dada, quelle punk, la ritrattistica classica e l’arte surreale erano inizialmente i punti di riferimento di P. , ad oggi però l’artista afferma di non esser più vincolato a precisi modelli culturali e di amare mischiare , sovrapporre immagini diverse  fino ad ottenere una sintesi
L’obiettivo di Pasquale è quello di accostare elementi opposti , mettendo in evidenzia similitudini concettuali e/o visive, fino a far incastrare il tutto e a definire un concetto, un’idea.


Una delle ultime mostre di Pasquale è stata ospitata al CRAC (Centro Ricerca per le Arti Contemporanee) di Lamezia Terme ;  un centro artistico nato come luogo di ricerca ,sperimentazione ma soprattutto di valorizzazione dei nuovi volti dell’arte contemporanea italiana  .
Per Pasquale è stato un po’ come esporre in casa propria , ci racconta esser stata un'esperienza bellissima e soprattutto molto comoda .

“ 
niente imballaggi , niente spedizioni
” 

venerdì 15 gennaio 2016

Chef Rubio | Minimo comun denominatore: la passione.

Ore 11.30, intervista telefonica con Chef Rubio
Durante quella telefonata sono stata attraversata da una stranissima sensazione:
mi sembrava di parlare con la tv ; stentavo e stento ancora a credere di aver conversato con “quello di Unti e Bisunti”, lo stesso chef che a Cetara aveva bevuto la colatura di alici manco fosse acqua , lo stesso che a Livorno aveva avuto il coraggio di mangiare l’occhio di un’orata.
Ho cercato, nonostante la saliva bloccata in gola e una balbuzie temporanea, di sembrare il più tranquilla possibile, ma so di aver fallito miseramente.



Gabriele Rubini in arte Chef Rubio, 32 anni dice Wikipedia, di Frascati, col corpo tatuato.
Da due anni , i ritmi frenetici  lo spingono ad una colazione sempre diversa, in relazione al luogo in cui si trova, senza fare tanta distinzione tra il  dolce e il salato.

“Onestamente, purtroppo però, si tratta, ultimamente, sempre di un caffè e biscotteria secca per poi recuperare a metà mattina con qualcosa di più sostanzioso”.


Ha girato il mondo alla scoperta dei sapori con lo zaino in spalla, un mestolo e pochi spicci ed  ha sul curriculum il diploma all’ALMA di Gualtiero Marchesi .
Prima di diventare chef, Gabriele era un rugbista professionista e il piatto che meglio gli ricorda il mondo del rugby e il suo passato da sportivo è l’asado.

“L’asado è un taglio di carne cotto alla griglia tipico argentino. Lo associo al rugby perché ho avuto tanti compagni di squadra argentini e il momento in cui si faceva la brace, si cuoceva la carne, si stava intorno al fuoco era qualcosa di molto bello e sicuramente fraterno.”



Quello tra Rubio e il cibo non è solo lavoro ma è una storia di amore, un approccio materiale che si nota quando mangia a mani nude, senza nessuna mise en place, come se volesse capire anche con il tatto le tradizioni e le materie prime di un piatto.
Un modo di fare del tutto diverso da quello a cui ci hanno abituato gli chef stellati che popolano la TV e il web.
 A suo dire questo modo di spettacolarizzare il lavoro del cuoco non potrà mai distruggere le tradizioni del patrimonio gastronomico perché, senza mezzi termini:


“Alla fine c’è sempre una selezione naturale . Se sei un cuoco capace, la gente ti viene a trovare; se sei un incapace, puoi durare poco e poi capisci che non era quella la tua professione. Di sicuro ci sono poche persone in giro che lo fanno con amore e tanti che lo fanno per business”


Ci vuole dedizione per affrontare la vita e realizzare il proprio sogno, che sia il rugby o la cucina e questo Chef Rubio lo sa bene:

“Tutti possono cucinare, non tutti possono cucinare ad alto livello. Ma se si mette il cuore e la passione prima di tutto il resto, sicuramente poi c’è  tempo per studiare e fare esperienze.”

lunedì 11 gennaio 2016

Simona Pastore | Il mito del colore.

All’asilo ho sempre provato uno strano sentimento verso tutti quei bambini che sapessero fare qualcosa.
Anni dopo ho capito che non era odio , non astio o disprezzo , si trattava banalmente di pura e sana invidia.
Io non ero bravo in nulla , gli altri invece : il calcio , il rugby ,  la pallacanestro,  il piano , la danza .
In particolar modo riservavo il lato più cattivo di me a tutti quei nanerottoli che sapessero disegnare ; li odiavo  perché riuscivano ,senza problemi ,a disegnare anche il cervo che sta sopra la Palazzina di Caccia di Stupinigi e fare bella figura con la maestra mentre io restavo fermo alle casette, con i tetti spioventi.
Probabilmente ho vissuto un’infanzia strana ma francamente non mi riusciva niente (20 anni dopo eccoci qua: non me la cavo comunque in nulla) , preferivo vedere i Digimon e passare i pomeriggi a sfogliare gli atlanti autostradali di mio padre.
Ad esempio, se fossimo stati insieme all’asilo ,avrei odiato  a morte la bravissima Simona Pastore e di sicuro le avrei rubato la merenda.



Simona ha 21 anni , è di Salerno ma studia a Milano e la mattina non è per nulla clemente con lei  tanto da costringerla a fare colazione con un caffè preso alle macchinette , la domenica ,però, ci dice che ama svegliarsi presto per preparare pancakes e bere della spremuta .
Accompagnata dall’inseparabile noia , tipica di noi ragazzi della provincia , S. trascorre l’adolescenza tra blocchi da disegno, pennarelli , acquarelli e le aule del Liceo Artistico della sua città.
Diplomata e con la valigia di cartone, Simona sceglie di trasferirsi a Milano inseguendo il sogno milanese ovvero : diventare belli , famosi , ricchi.
( Bravi no perché lo si è già).

“Come molti cresciuti in provincia ho dovuto trovare degli escamotage per sfuggire alla noia. Tra questi ci sono stati la musica, molto cinema e soprattutto infiniti blocchi da disegno. Sicuramente avere un negozio di belle arti sotto casa ha aiutato parecchio.”



S. disegna praticamente da sempre e ci racconta che già all’asilo si divertiva con i colori .
2 anni fa però la svolta: Simona inizia a condividere i suoi lavori sui social , in particolare su Instagram , con lo pseudonimo di Similasti.
Passo dopo passo , progetto dopo progetto ,Similasti diventa un alter ego digitale ben strutturato , con uno stile definito , colorato e soprattutto inconfondibile.
Attualmente Simona sta lavorando per commissioni ma ci confida che non ama pianificare e che è meglio prendere la vita un po’ naif.

“Per ora sogno le attività più svariate: mi piacerebbe pubblicare una graphic novel, visitare il Canada, curare l'immagine di una gelateria e molto altro ancora.”



Seguire i lavori di Similasti non è solo divertente e bello ma è soprattutto interessante ; l’artista si muove per progetti che porta avanti con determinazione e inventiva.
Basta consultare i social per trovare spettacoli come i #30artday  #30songs , progetti in cui Simona sfida se stessa e si presuppone come obiettivo quello di illustrare 30 canzoni o di riproporre capolavori artistici rivistati in chiave Similasti.
Di un altro spessore sono i progetti Myth ed Olympos , i miei preferiti.
Simona ci sottolinea che i due sono due entità separate .
Myth  è un modo personalissimo per raccontare le strambe vicende delle divinità , i loro vizi e le loro attitudini .
Olympos ,invece, è percorso più concettuale ed astratto : S. tenta di far emergere i valori , le passioni e i dolori dei protagonisti della mitologia classica , utilizzando solo ed esclusivamente grosse e vivacissime chiazze di colori.

“Personalmente mi incanto leggendo di Zeus, Afrodite, Ade e via dicendo. Trovo che il mito sia l'espressione delle più antiche emozioni provate dal genere umano. Credo che tutt'oggi esercita un fascino primitivo che ci tocca in prima persona.”



Simona Pastore   Facebook | Instagram

lunedì 4 gennaio 2016

Chiara Lombardi | Il diario segreto.

Probabilmente se stessi scrivendo per un’importante testata giornalistica potrei esordire parlando delle feste , del tempo che passa , di come smaltire il pandoro e delle infinite proprietà della frutta secca.
Ecco , questo lasciamolo fare a Caterina Balivo  che è più brava di me e sicuramente sa come vanno le cose nel mondo.
Comprendetemi ,dopo le feste divento intrattabile , non trovo giovamento in nulla e non riesco a far altro che a pensare ai mesi che verranno , all’università e al cambio stagione.
Però con un click e un abbonamento di 19,90 euro al mese si può ovviare al disagio esistenziale di questi periodi di merda ( detto proprio in francese) , con un pc si può evitare la bruttezza e l’ignoranza della realtà, con un modem si possono imparare tante cose o assolutamente niente.
E’ per questo che amo Internet , delle volte ti propone Francesco Sole e i suoi post-it e delle altre volte ti propone Chiara Lombardi e l’eleganza dei suoi scatti.
Che bella cosa la varietà.



Ultimamente Chiara fa colazione con del porridge di avena con miele e cannella ma ci confida che in realtà ha un habitué diverso: una tisana accompagnata da tanta frutta fresca.
C. studia fotografia alla Rome University of Fine Arts , non ha un’occupazione fissa ma di tanto in tanto riesce a lavorare , quel tanto che basta per pagare le bollette .
Ah, le bollette!


Le fotografie di C. sono impicciose ,  ci catapultano in momenti intimi , in momenti in cui i protagonisti non vorrebbero essere ripresi ma lasciati in pace.
Un po’ come quando da bambini gli adulti leggevano i nostri stupidi diari ,chiusi con il catenaccio di plastica, ad alta voce davanti a tutti : ci incazzavamo perché qualcuno aveva violato la nostra sfera privata , la nostra più profonda intimità .
Infondo se si chiamava “diario segreto” un motivo c’era : potevamo essere il più franchi possibili con noi stessi senza aver paura di esser sgridati , di essere educati o di esser criticati.


Come i più avidi paparazzi Chiara cerca di cogliere l’attimo in cui ci si confida il segreto più riservato, la soluzione per risolvere l’enigma più difficile.
E’ per questo che i soggetti di C. si nascondono , cercano di non farsi riprendere sul più bello , tentano di mantenere intatti i loro segreti , di rimanere vergini dal giudizio altrui.


Tutto questo “nascondersi e ritrovarsi “ si svolge sempre nelle maniere più eleganti .
Il candore della pelle , la freschezza dei fiori , la delicatezza delle acconciature delineano una specifica ricerca stilistica dell’artista  che riesce ad assicurare negli occhi dello spettatore un certo grado di sospensione emotiva.

Abbiamo chiesto a Chiara quando la fotografia è entrata nella sua vita e quando ha capito che essa potesse essere la sua arte , il suo modo per approcciarsi al mondo :

“quando è diventato l'unico modo che avevo per poter dire la mia senza timori.”



Chiara Lombardi |  Flickr - Instagram

martedì 29 dicembre 2015

Davide Bonazzi | A qualcuno piace illustrato.

Al mondo ,esistono vari lavori : alcuni possono sembrare noiosi , altri non soddisfare le nostre necessità e i nostri sogni e  altri ancora possono arrivare addirittura ad alienarti completamente.Il lavoro perfetto è quello fatto con passione, non importa quanto tempo possa rubarci , quanti aspetti negativi abbia, se lo si fa con vero amore, non ci si stanca mai.
Cambiare la propria vita all’improvviso, ricominciare tutto daccapo, disegnare l’intero giorno, avere come unici amici una matita e un foglio, superare le difficoltà  affacciandosi ad  nuovo mondo, sono operazioni difficili ma soprattutto coraggiose.
Ma vi immaginate una vita in cui non si  rischia? Una vita in cui non si salta?  Dove  si resta fermi  al trampolino  rimuginando sugli errori o sugli e se avessi fatto
?
In verità si può vivere così ma si vive male. 
Ad esempio Davide ha preferito vivere bene ;  ha saltato.



Davide, dell’84, è un illustratore freelance.
Nato e cresciuto a Bologna, fa una colazione da tipico italiano: caffèlatte e biscotti
Da bambino prodigio nel disegno, interrompe questa sua aspirazione laureandosi  in Lettere moderne.
Ben presto però il suo estro artistico rispunterà  fuori e lo costringerà , a 24 anni, a cambiare radicalmente  vita e ad approcciarsi al mondo dell’illustrazione.
Così si trova questo nuovo interesse e decide di coltivarlo seguendo corsi  prima allo IED di Milano, poi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove sarà influenzato da un insegnante.




La ricerca di un proprio stile è stata lunga e difficile, ma oggi D., svezzato con la cultura pop americana, con Edward Hopper, René Magritte e illustratori contemporanei, si  autodefinisce ironico, surreale e concettuale
Nonostante trovare lavoro con continuità sia un’ardua impresa, Davide non si è mai scoraggiato e ha deciso di rivolgersi ad un mercato più ampio e sensibile ovvero gli Stati Uniti.Anche considerando le molteplici ed importanti collaborazioni con editori internazionali e non, il suo più grande sogno resta  comunque quello di lavorare con una delle sue band preferite, i Radiohead.


Nell’Utopia di Davide dovrebbe esserci  una tutela più attenta delle risorse ambientali, un controllo maggiore della produzione industriale e un’economia meno bulimica dal momento che la velleità dell’illustratore bolognese è quella di comunicare, tramite i suoi lavori,  la mancanza di centralità dell’individuo  in una società che ci sta letteralmente divorando.


“Trovo che la realtà di oggi sia molto complessa, da un lato ricca di stimoli, dall’altro nevrotica e a tratti alienante.”



Nell’invadente mondo tecnologico di oggi, ma che ci offre maggiori opportunità di comunicazione e informazione, D. ci rivela che non gli dispiacerebbe fare una capatina nel passato e mettere in casa un videogioco cabinato targato ‘90s .

“Non sono un fanatico della moda vintage ma mi diverte questa attenzione per gli oggetti in disuso, a volte sembra un interesse solo archeologico, altre volte ci sono ragioni diverse.”


Davide Bonazzi |  Facebook